di Massimo Palozzi - Settimana agitata sul fronte impresa/lavoro. Martedì, in occasione dell’Assemblea degli industriali del Lazio, è stato eletto presidente di Unindustria per l’area territoriale di Rieti Alessandro Mostarda. Il fondatore e amministratore delegato della Microdos succede ad Alessandro Di Venanzio, che ha ricoperto la carica per due mandati negli ultimi otto anni.
La Microdos è un’azienda relativamente giovane. Nata nel 2006 in un garage (come ricorda lo stesso Mostarda), è entrata nel 2015 nel Gruppo olandese Verder per diventare una delle aziende di punta della Pump Valley reatina, grazie alla produzione e alla commercializzazione di sistemi completi di dosaggio e pompe dosatrici. Lo scorso 11 dicembre ha ricevuto il Premio Industria Felix, assegnato alle 196 imprese più competitive d’Italia. Una bella realtà, insomma, che rappresenta la sintesi migliore del concetto di “glocal”, dove le energie e la creatività locali interagiscono in sinergia con la potenza di una multinazionale.
Il giorno successivo è invece riesplosa la grana Risorse Sabine. Si tratta di 64 ex lavoratori e lavoratrici socialmente utili impiegati negli anni presso diversi enti locali, poi fatti confluire in una società appositamente creata il cui capitale era detenuto per intero dalla Provincia di Rieti. Nel 2015 la Risorse Sabine è stata messa in liquidazione, per essere dichiarata fallita sette anni dopo. Da quella vicenda è scaturito anche un processo penale, conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati. L’ex presidente e due ex dipendenti erano accusati di aver utilizzato illecitamente i fondi erogati dalla Regione Lazio (3 milioni di euro tra il 2011 e il 2015) per organizzare corsi di formazione che secondo procura e Guardia di Finanza erano stati certificati con falsi rendiconti e attività di docenza effettuate solo in parte.
A seguito dello scioglimento della società i lavoratori sono rientrati in nuovi progetti finanziati sempre dalla Regione, con uno status però costantemente contestato dai sindacati, in quanto non inquadrati in nessuna categoria e di fatto in una condizione di eterno precariato.
Alla scadenza dell’ultima misura di sostegno, la maggioranza ha presentato a fine luglio una proposta di legge regionale che cancella il programma di stabilizzazione e il rifinanziamento dei progetti di formazione. Per questo martedì si è svolta un’assemblea molto partecipata e comprensibilmente carica di tensione, alla quale hanno preso parte, oltre agli interessati, anche alcuni amministratori del territorio.
Alla mobilitazione di sindacati e lavoratori si è unita la protesta dell’opposizione di centrosinistra. Giovedì mattina è stato così organizzato un presidio davanti alla sede della Provincia con i rappresentanti di Cgil e Cisl, i lavoratori e pure diversi sindaci. Nel pomeriggio una delegazione è stata ricevuta dalla presidente Roberta Cuneo, che ha assicurato il suo interessamento presso il governatore Francesco Rocca. La giornata si è chiusa con l’annuncio fatto da Paolo Trancassini e Michele Nicolai, rispettivamente deputato e consigliere regionale di Fratelli d’Italia, di una soluzione ponte tramite la presentazione di emendamenti alla proposta di legge depositata, per prolungare di due anni il finanziamento dei progetti in attesa di una futura stabilizzazione.
Gli ex Risorse Sabine svolgono in molti casi lavori di primaria importanza per gli enti locali del territorio. La loro “dismissione”, oltre a rappresentare un dramma umano devastante (molti hanno un’età avanzata e professionalità che li rendono difficilmente ricollocabili nel mercato del lavoro), darebbe un duro colpo anche alla capacità dei Comuni di erogare i servizi nei quali sono adesso impiegati.
E mentre a Roma si combatte la battaglia per salvare gli ex Risorse Sabine, a Rieti si affronta una nuova crisi. Mercoledì si è tenuto presso la sede reatina di Confindustria un incontro con i vertici della “Aartee”, i cui dipendenti sono tutti in cassa integrazione dopo l’accordo sottoscritto a maggio e valido per un anno. A preoccupare è il fatto che al momento non esiste alcuna prospettiva sotto l’aspetto produttivo. L’azienda ha comunicato l’assenza di qualsiasi attività, chiarendo che non c’è nessuna certezza sulla ripresa, tanto da mantenere contatti costanti con realtà aziendali locali interessate a rilevare la fabbrica. La Aartee distribuzione Italia (Adi), attiva nella produzione, distribuzione, lavorazione e stoccaggio dell’acciaio, fa parte della partnership tra il gruppo Aartee e Liberty House – Gfg Alliance. In Italia è presente con quattro impianti: Arcore (Monza), Graffignana (Lodi), Quarto Inferiore (Bologna) a appunto Rieti, per complessivi 100 dipendenti, di cui 21 nello stabilimento di via Maestri del Lavoro.
Quest’ulteriore vertenza si inserisce in un quadro occupazionale dalle tinte in deciso chiaroscuro. Sempre in settimana è stata infatti annunciata l’inaugurazione giovedì prossimo 3 ottobre del nuovo polo biotech di Takeda, multinazionale giapponese leader mondiale nel settore farmaceutico e da anni di stanza a Rieti. Il sito rappresenta un’innovazione nel campo della lavorazione dei farmaci salvavita ed è il frutto degli ingenti investimenti effettuati dalla società negli ultimi cinque anni.
Alla cerimonia interverrà il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, insieme a una delegazione di autorità e rappresentanti del mondo istituzionale e industriale.
29-09-2024

