di Massimo Palozzi - Lunedì ilquotidianodellazio.it ha pubblicato i risultati di un sondaggio sulla qualità della vita che ha suscitato grande soddisfazione soprattutto negli ambienti governativi della città. In effetti, secondo questa inchiesta, nella Top 100 delle località dove si vive meglio in Italia Rieti sarebbe al 37° posto e addirittura al terzo nel Lazio, preceduta solo da Monte Compatri (prima nella regione e 54^ a livello nazionale) e Albano Laziale. La fonte sarebbero gli studenti universitari “che sono impegnati costantemente nella ricerca di quartieri dove il costo della vita è più basso”.
Depurata dalla propaganda dei commentatori, la notizia va allora riportata nel suo alveo più appropriato. Intanto, non si comprende come Rieti possa piazzarsi terza nel Lazio dietro a Monte Compatri (prima) e, contemporaneamente, 37^ in Italia davanti alla stessa Monte Compatri, 54^. Poi sono il campione prescelto e l’indicatore selezionato a ridimensionare il valore di questa ricerca, partendo dal fatto che non si sa bene come siano stati individuati i ragazzi da intervistare. Al di là di questo aspetto fondamentale che riguarda la scienza statistica e la conseguente affidabilità del risultato, è il parametro a fare la differenza: se alla base della rilevazione ci sono i prezzi bassi degli affitti per gli studenti fuori sede, non si può per ciò solo concludere che si viva meglio dove si spende meno per gli alloggi degli universitari.
Ricondotto alle sue dimensioni reali, il tema offre comunque lo spunto per un approfondimento sull’andamento della qualità della vita a Rieti negli ultimi trent’anni, basato sulla serie storica delle indagini condotte dal Sole 24 Ore sulle province italiane.
Nel 1994 il nuovo sistema elettorale introduceva l’elezione diretta del sindaco. Prima di allora i cittadini eleggevano i consiglieri comunali che, a loro volta, individuavano al loro interno il sindaco sostenuto da una maggioranza formatasi all’esito del responso delle urne.
A Rieti il cambiamento fu epocale. Da una consolidata tradizione di giunte di centrosinistra a guida quasi sempre socialista (fecero eccezione la sindacatura del repubblicano Ettore Saletti tra la fine del 1974 e i primi del 1982 e quella di Paolo Tigli, esponente del Pci in carica per due anni mezzo da febbraio 1988 a luglio 1990), si passò stabilmente o quasi a maggioranze di centrodestra con sindaci marcatamente di destra fino ai giorni nostri.
Quando Antonio Cicchetti entrò in carica per la prima volta nel giugno 1994, raccoglieva il testimone da Paolo Bigliocchi con lo stato dell’arte sintetizzato dai numeri del Sole 24 Ore: nel 1993 Rieti si collocava al 18° posto su 100 province, guadagnando 6 posizioni rispetto all’anno precedente. In dettaglio, era 46^ per Ricchezza e consumi (-2 sul 1992), 4^ per Affari e lavoro (+90), 11^ per Ambiente e servizi (- 8) e 79^ per Cultura e Tempo libero (-5).
Al termine del primo mandato di Cicchetti (maggio 1998), il dato riferito al 1997 vedeva la provincia di Rieti al 73° posto su scala nazionale, con un arretramento di 28 posizioni rispetto al 1996 e di 55 rispetto al 1993. Quanto agli altri parametri, era 75^ per Ricchezza e consumi (-13 sull’anno precedente), 74^ per Affari e lavoro (-44), 36^ per Ambiente e servizi (-22) e 87^ per Cultura e tempo libero (-4).
Nella primavera del 1998 Cicchetti venne rieletto, restando in carica fino al maggio 2002. Essendo vietato mantenere la fascia di sindaco per più di due mandati consecutivi, alle elezioni di quell’anno prevalse Giuseppe Emili, comunque in piena continuità politica con il predecessore dal quale ereditava la situazione dipinta dal quotidiano economico: su 103 province, nel 2001 Rieti aveva ottenuto il 72° piazzamento per qualità della vita, guadagnando 10 posizioni rispetto all’anno precedente.
Con riferimento agli altri indicatori, la nostra provincia si classificava 74^ per Ricchezza e consumi (-14), 50^ per Affari e lavoro (+14), 36^ per Ambiente e servizi (+30) e 94^ per Cultura e tempo libero (-3).
A maggio 2007 arrivava a compimento la prima sindacatura Emili. I dati sulla qualità della vita riferiti all’anno precedente vedevano Rieti al 71° posto su 103 province, con un arretramento di 8 posizioni. Alla voce Ricchezza e consumi la Sabina si aggiudicava il piazzamento numero 68 (-1 rispetto al 2005), ad Affari e lavoro il 70 (-5), ad Ambiente e servizi il 72 (-13) e a Cultura e tempo libero il 92 (+4).
Nel 2012 si conclude anche la seconda esperienza amministrativa di Giuseppe Emili, con un quadro in leggera flessione. Nel 2011 Rieti occupava infatti il 75° gradino della classifica generale delle 107 province italiane, registrando una perdita di 12 posizioni rispetto all’anno precedente. Nello specifico, era 66^ per Ricchezza e consumi (una in meno sul 2010), 74^ per Affari e lavoro (-26), 94^ per Ambiente e servizi (-14) e 95^ per Cultura e tempo libero (-6).
Alle amministrative della primavera del 2012 si assiste al primo e finora unico ribaltone politico al Comune di Rieti. Nuovo sindaco viene eletto Simone Petrangeli di Sinistra ecologia e libertà, alla testa di una coalizione di centrosinistra. Petrangeli non viene però confermato nel 2017, quando torna sullo scranno più alto di Palazzo di Città Antonio Cicchetti. I dati riferiti alla qualità della vita nel 2016 vedono la provincia in 75^ posizione su 110, in aumento di 8 gradini rispetto all’anno precedente. Per Ricchezza e consumi Rieti si piazza al 57° posto (+15), per Affari e lavoro all’80° (+12), per Ambiente e servizi all’88° (-2) e per Cultura e tempo libero all’88° (+9).
Nel 2022, a conclusione dell’esperienza cicchettiana, i dati sulla qualità della vita riferiti al 2021 pongono Rieti al 75° posto su 107 province, con un avanzamento di 5 livelli sul 2020. Quanto agli specifici indicatori, la Sabina è 70^ per Ricchezza e consumi (-5 rispetto all’anno precedente), 63^ per Affari e lavoro (-44), 65^ per Ambiente e servizi (+32) e 85^ per Cultura e tempo libero (+17).
E siamo all’attualità. A giugno 2022 vince le elezioni ed entra in carica il nuovo sindaco Daniele Sinibaldi. Dal momento del suo insediamento sono trascorsi due anni e la fotografia scattata dal Sole 24 Ore avvalendosi dei dati del 2023 colloca Rieti al 73° posto in Italia su 107 province, con un arretramento di 6 posizioni negli ultimi dodici mesi. Per Ricchezza e consumi è 74^ (-5), 78^ per Affari e lavoro (-10), 22^ per Ambiente e servizi (+12) e 86^ per Cultura e tempo libero (-5).
In estrema sintesi, e senza tenere conto delle ampie sfaccettature che le singole rilevazioni presentano, nell’ultimo trentennio Rieti è passata dal 18° al 73° posto per qualità della vita, con una caduta iniziata nella seconda metà degli anni Novanta e mai più recuperata. I dati si riferiscono all’intera provincia, quindi risentono dell’apporto in positivo e in negativo dei singoli territori. Ma è evidente che, con un capoluogo che assomma un terzo dell’intera popolazione provinciale e un comprensorio frastagliato in altri 72 Comuni spesso piccoli o piccolissimi, il peso di Rieti incida molto sulle risultanze finali.
14-07-2024

