di Massimo Palozzi - L’inaugurazione giovedì, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del nuovo polo produttivo di Takeda è un bel segnale. Come ha dichiarato con orgoglio la general manager di Takeda Italia Francesca Micheli, “il nostro sito di Rieti in cinquant’anni si è trasformato da una piccola realtà provinciale a un’eccellenza a livello mondiale”, dando vita a un sistema “che contribuisce per il 64% all’export della provincia”. Per la multinazionale giapponese si parla di una crescita quadruplicata in dieci anni. E quest’ultima iniezione di liquidità ha permesso di creare 150 nuovi posti di lavoro, superando così i 750 dipendenti nello stabilimento di Santa Rufina.
Takeda ha varato nel 2021 un piano quinquennale di investimenti nel nostro paese da 350 milioni di euro per le sedi di Rieti e Pisa, con l’intento di espandere la capacità produttiva attraverso l’innovazione tecnologica e la migliorata efficienza dei processi produttivi grazie alla digitalizzazione e con un occhio alla sostenibilità, tanto da essersi posta l’obiettivo di raggiungere entro il 2025 la carbon neutrality, cioè zero emissioni di gas serra dai propri impianti.
Il colosso nipponico della farmaceutica è leader mondiale nel trattamento e nella lavorazione del plasma umano. A Rieti la principale innovazione si è concentrata sulla creazione di un flusso diretto e automatizzato della materia prima dal magazzino freezer utilizzato per il ricevimento e lo stoccaggio alla sezione per la rimozione del plasma congelato dalle sacche e bottiglie impiegate per la raccolta e il trasporto.
Quest’ultimo dettaglio permette di allargare il discorso sulla centralità di una logistica efficiente e di infrastrutture materiali in grado di reggere i ritmi del cambiamento sempre più rapido dato dallo sviluppo tecnologico e dall’intelligenza artificiale. Perché per quanto gli scienziati si sforzino di migliorare i processi produttivi e la robotica si sostituisca in moltissime mansioni, le interconnessioni fisiche rimangono ancora indispensabili. Ma soprattutto permette di apprezzare la profonda diversità dell’approccio ai problemi tra pubblico e privato e quanto i tempi della politica siano dilatati.
Lo si può notare in maniera nitida nelle difficoltà che sta incontrando la realizzazione del nuovo ospedale. Mancavano pochi giorni al Natale di quello stesso 2021 quando lo studio di fattibilità venne presentato dalla precedente amministrazione regionale con tanto di rendering e informazioni a corredo. Il nosocomio immaginato per sostituire l’attuale messo in crisi dall’età e dai terremoti si annunciava altamente tecnologico e rispettoso di stringenti criteri ambientali, con un’estensione di 70mila metri quadrati e 440 posti letto.
Pareva tutto fatto. I fondi (179 milioni di euro) c’erano e l’Inail avrebbe dovuto finanziare i lavori. Anche la tempistica era stata stimata, distribuita in tre fasi: progettazione (un anno e mezzo), appalto (un anno) e costruzione (tre anni). Poi sette mesi fa l’attuale presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, in visita a Rieti per inaugurare il Pronto soccorso e alcuni reparti ristrutturati al de Lellis, aveva gelato tutti spiegando che in realtà mancavano i soldi per sistemare proprio l’aspetto antisismico, oltre a quello antincendio. Mentre restava un mistero il perché della mancata convenzione con l’Inail per lo sblocco della pratica.
Nel mezzo erano arrivate le forti perplessità del commissario straordinario della Asl Mauro Maccari sull’opportunità di edificare il nuovo ospedale vicino all’attuale, considerando che si trova lontano dalle principali vie di comunicazione e in un’area a vocazione industriale.
Domenica, ad aggiungere incertezza, la lunga intervista concessa al Messaggero dal sindaco Daniele Sinibaldi, seguita all’intervento nel corso del dibattito organizzato dalla Uil, dove aveva liquidato sprezzantemente il precedente progetto, definito “una sorta di centro commerciale”.
Secondo il primo cittadino il nuovo ospedale è nel piano degli investimenti della Regione e dunque non ci sarebbe ragione di dubitare sul fatto che sarà realizzato e sicuramente all’interno dei confini municipali. Il problema della localizzazione però esiste. Recependo la segnalazione del commissario Asl, l’ufficio tecnico del Comune ha quindi predisposto una relazione di massima, evidenziando alcune aree pubbliche e private idonee a ospitare una struttura di questo tipo per consistenza (circa 18 ettari), compatibilità urbanistica e prossimità alla città e alle vie di comunicazione, anche per favorire l’accesso degli studenti fuori sede iscritti alla neoistituita facoltà di Medicina. Si parla del Macelletto, una zona tra Chiesa Nuova e Madonna del Cuore, l’ex Zuccherificio e Fonte Cottorella.
Quanto all’idea di Vazia, sito fin da subito individuato per impiantare l’ospedale e ora tornato in forte discussione, il sindaco sposa le riserve avanzate dalla direzione aziendale, soprattutto con riguardo alle criticità di terreni che non sono pubblici e andrebbero dunque espropriati, con un cantiere enorme e di durata pluriennale accanto a un luogo di cura e il rischio di limitarne alcune attività come l’elisoccorso.
Un nuovo passo in avanti si è infine registrato giovedì, quando la conferenza Stato-Regioni ha approvato lo schema di decreto che prevede il finanziamento da parte dell’Inail di 1 miliardo e 600 milioni per realizzare cinque ospedali nel Lazio, compreso quello reatino, destinatario di una quota pari a 384 milioni (più del doppio della cifra annunciata tre anni fa).
I tempi insomma si allungano. Sempre Sinibaldi ha poi spiegato a La Rana nel Pozzo su RietiLife Tv che entro il 2025 saranno avviate le procedure di appalto e siglata l’ormai mitologica convenzione con l’Inail, precisando che sarà un ospedale universitario dal costo di 220 milioni di euro.
A questo punto non si sa se esultare perché qualcosa ricomincia a muoversi o preoccuparsi per il balletto di cifre e date, sempre diverse a seconda della fonte. La speranza è che davvero il nuovo ospedale venga considerato una priorità e non solo uno dei tanti punti in agenda. L’ennesimo slittamento può essere infatti accettabile se garantirà una struttura migliore sotto tutti i punti di vista, senza ulteriori cincischiamenti. Amatrice docet.
06-10-2024

