a cura di Massimo Palozzi

Luglio 2024

IL DOMENICALE

SPORT, UNA SETTIMANA DI EMOZIONI CONTRASTANTI

atletica, politica, sport

 

di Massimo Palozzi - Nella settimana che precede l’inizio delle Olimpiadi di Parigi, lo sport reatino ha vissuto due momenti di enorme emozione. Il più forte è stato senza dubbio la morte di Joe Bryant.

Bryant non era solo un ex giocatore della Sebastiani anni Ottanta. Era uno dei simboli dello sforzo per rinverdire i fasti della pallacanestro locale dopo i grandi successi del decennio precedente, culminati con la storica conquista della Coppa Korac nel 1980.

Nonostante abbia indossato la maglia amarantoceleste per appena due stagioni (dal 1984 al 1986), con la sua valanga di punti segnati l’americano rimane tra gli stranieri più amati in città dietro all’icona Willy Sojourner e forse pochi altri.  Se n’è andato martedì a 69 anni, e subito sono cominciate a girare le foto sgranate di lui in campo o con in braccio il figlioletto Kobe. E sì, perché “Jellybean” era anche e soprattutto il padre del “Mamba”, uno dei più grandi giocatori di basket dell’NBA e della storia di questo sport, che a Rieti aveva frequentato per un periodo la scuola elementare e cominciato a sgambettare sul parquet imitando le gesta del papà.

Come tutti i miti, Kobe Bryant è morto giovane il 26 gennaio 2020 in un incidente con l’elicottero in cui hanno perso la vita anche la figlia Gianna e altre sette persone. Del rapporto tra i due, delle ruggini che li avevano allontanati, si è detto e scritto molto. Ora che entrambi hanno lasciato questa terra, piace credere che abbiano ricominciato a passarsi la palla a spicchi e a fare canestro con i loro tiri infallibili.

Lo shock e la commozione per la scomparsa di Joe Bryant hanno coperto per un attimo (ma solo per un attimo) il successo dell’Olympic Training Camp, il raduno organizzato dall’ASD Sport in Rieti per la preparazione di importanti atleti italiani e stranieri agli Europei di Roma e ai Giochi di Parigi. Il progetto è partito dopo la firma di una convenzione con il Comune di Rieti per l’utilizzo dello stadio Guidobaldi e del campo d’altura del Terminillo. Dal 24 maggio ha avuto la sua punta di diamante nell’oro olimpico Marcell Jacobs che si è allenato al campo scuola per due mesi, durante i quali ha saputo confermarsi campione europeo sui 100.

Promotore dell’iniziativa, alla sua prima edizione, l’ex velocista azzurro Simone Collio, mentre la parte tecnica è stata affidata allo statunitense Rana Reider, uno dei più quotati e controversi allenatori in attività.

La sfida era complessa, ma gli organizzatori hanno potuto contare sull’efficientissimo staff dell’Atletica Studentesca Andrea Milardi e su infrastrutture all’altezza. Il “Guidobaldi” rimesso a nuovo si è presentato agli atleti come un impianto ideale: prato rifatto, palestra all’avanguardia, due gazebo per attivazione e recupero, sala massaggi con 200mila euro di strumentazione per la fisioterapia. Il resto l’ha fatto la città: accogliente senza essere invasiva, disponibile senza eccessi, calda senza stravaganze. Un mix che ha convinto atleti, tecnici e dirigenti federali.

Non a caso, in un’intervista al Messaggero uscita martedì, il presidente della Fidal Stefano Mei ha pronosticato un ulteriore salto di qualità: “Ritengo che ci siano buone probabilità che Rieti possa divenire centro federale dell’atletica leggera italiana”. L’ex campione europeo dei diecimila si è sbilanciato nella sua previsione non soltanto per la dotazione di impianti (incluso il “pistino” coperto da usare d’inverno), ma anche per la favorevole componente ambientale. “Bisogna ragionare sulle procedure da adottare”, ha aggiunto, “ma sia da parte del Comune che di Fidal c’è la volontà di farlo. Ciò considerando inoltre che, nel 2026, Rieti sarà sede dei Campionati europei Under 18”. Dal canto suo, il sindaco Daniele Sinibaldi aveva già ventilato la possibilità che a Rieti sorga un centro tecnico federale. Concetto ribadito sabato scorso alla consegna di un riconoscimento al gruppo di coach Reider.

La tradizione, gloriosa e costruita nel tempo con serietà, impegno e dedizione, gioca del resto a favore di una soluzione del genere. La pioggia di titoli conquistati negli anni dalla Studentesca, la capacità organizzativa dimostrata in occasione di varie competizioni e i fasti del Meeting internazionale allestito per 45 anni consecutivi dal 1971 al 2015 costituiscono un biglietto da visita autorevolissimo per indurre la Federazione a concentrare sulle rive del Velino i migliori atleti italiani per i loro allenamenti.

Per quanto riguarda l’esperienza del Camp, si tratta di una storia di successo che va auspicabilmente replicata, a patto di superare i limiti che hanno lasciato morire il Meeting. L’appuntamento estivo con la grande atletica è stato infatti preparato per quasi mezzo secolo sostanzialmente da un’unica persona, l’inimitabile Sandro Giovannelli. L’Olympic Training Camp è di fatto opera di Simone Collio e dei suoi rapporti con Rana Reider. L’abilità e i contatti personali di un esponente di spicco del mondo (in questo caso) sportivo sono evidentemente fondamentali per la buona riuscita di un progetto. L’eccessiva personalizzazione rischia però di far esaurire qualsiasi iniziativa con l’uscita di scena del protagonista: per questioni di anagrafe, come nel caso del Meeting, o per qualunque altro motivo che possa indurre il Collio o il Reider di turno a rivolgere altrove la propria attenzione.

Ci siamo già passati. Meglio non ripetere l’errore.

 

21-07-2024

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