a cura di Massimo Palozzi

Agosto 2024

IL DOMENICALE

UN SECOLO FA LA NOMINA A VESCOVO DI MASSIMO RINALDI

chiesa, persone

di Massimo Palozzi - Venerdì si è compiuto un anniversario importante. Il 2 agosto 1924 Massimo Rinaldi veniva infatti nominato vescovo da papa Pio XI. La consacrazione episcopale avrebbe avuto luogo qualche mese più tardi, il 19 marzo 1925 nella cattedrale di Santa Maria, ed è da quella data che si computa l’inizio del mandato come vescovo di Rieti. Il centenario della bolla papale di nomina rappresenta comunque una pietra angolare nella biografia del presule reatino e nella storia collettiva della comunità non solo dei fedeli. Perché nei 16 anni del suo apostolato (morì a Roma il 31 maggio 1941 nella casa generalizia degli Scalabriniani) mons. Rinaldi lasciò tracce importanti anche nella vita civile e politica della Rieti dell’epoca.

Quando Mussolini, il 10 giugno 1940 annunciava l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista, a capo della diocesi c’era lui. E nel corso del suo servizio episcopale fu tra i protagonisti insieme a personaggi di primo piano come l’insigne genetista Nazareno Strampelli o lo storico dell’arte Francesco Palmegiani. Proprio a Palmegiani si deve ad esempio il restauro del Palazzo Papale, avviato nel 1927 in continuità con l’iniziativa del suo predecessore Angelo Sacchetti Sassetti. A quel tempo Palmegiani ricopriva la carica di ispettore onorario ai monumenti e agli scavi di Rieti. Con la decisiva collaborazione di mons. Rinaldi, il cantiere poté essere avviato per mettere in sicurezza l’edificio, profondamente segnato dal tempo (la sua costruzione risale alla fine del Duecento) e dai terremoti. I lavori durarono sette anni e si conclusero nel 1934, senza limitarsi al consolidamento ma con sostanziali interventi di ripristino dello stile architettonico medievale. Per restituire le volte al loro aspetto originario vennero abbattuti i tramezzi, facendo così sparire le botteghe degli artigiani al pian terreno. Pure la facciata subì pesanti modifiche, con la loggia riportata alle iniziali forme romaniche e soprattutto attraverso l’eliminazione della monumentale scala che dalla piazza conduceva al primo piano. Proprio in quella stessa piazza, in occasione del settimo centenario della morte di San Francesco, il vescovo Rinaldi nel 1926 aveva fatto collocare la statua del santo realizzata dallo scultore Cristo Giordano Nicoletti.

Quanto ad Angelo Sacchetti Sassetti, alla fine di novembre del 1920 fu eletto sindaco di Rieti, primo socialista a ricoprire la carica. A Palazzo di Città rimase però appena cinque mesi. Per le sue idee antifasciste fu condannato al confino dal 1926 al 1944 per poi essere rieletto sindaco nelle prime elezioni democratiche del 1946. Nel frattempo, nonostante la lontananza, mantenne stretti rapporti con i circoli culturali della città, anche grazie al vescovo Rinaldi che ospitava suoi contributi sulla rivista L’Unità Sabina.

La personalità poliedrica di mons. Rinaldi si era naturalmente manifestata ben prima di assumere la guida della diocesi. Nato a Rieti il 24 settembre 1869, studiò nel seminario cittadino e dopo aver preso i voti il 16 luglio 1893, fece le prime esperienze pastorali nelle parrocchie di Ornaro e di Greccio. Nel marzo del 1897 seguì come segretario particolare suo zio e mentore Domenico Rinaldi, che nel frattempo era stato nominato vescovo di Montefiascone. A distanza di soli tre anni decise tuttavia di partire per il Brasile, affascinato dall’opera dei missionari di San Carlo Borromeo per gli emigrati italiani (la congregazione fondata dal vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini divenne presto la sua casa e lui stesso ne è considerato il secondo fondatore morale). In Sud America rimase dal dicembre 1900 al 1910, quando a settembre partecipò al capitolo generale degli Scalabriniani nel corso del quale fu eletto procuratore ed economo generale, carica che mantenne fino alla nomina a vescovo.

In ricordo delle molteplici visite pastorali condotte fin negli angoli più remoti della diocesi, a lui sono intitolati il rifugio CAI al Terminillo, dove si trova un busto in bronzo realizzato nel 2002 dallo scultore reatino Dino Morsani, e una via al Borgo, quartiere dove trascorse la sua infanzia.

Il 25 gennaio 1991 il vescovo Giuseppe Molinari ha aperto il processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Massimo Rinaldi. Il 19 dicembre 2005 papa Benedetto XVI lo ha dichiarato Venerabile per aver esercitato in grado eroico le virtù cristiane.

Nelle cause di beatificazione e canonizzazione, quello di “Venerabile” è il secondo gradino, successivo alla fase diocesana di apertura della procedura con il riconoscimento della qualifica di “Servo di Dio”. La tappa successiva riguarda la qualità di “Beato”, che viene attribuita ai martiri o agli autori di un miracolo. Per la canonizzazione, ossia la dichiarazione di “Santo”, è infine necessaria l’attribuzione di almeno un secondo miracolo avvenuto successivamente alla beatificazione dell’interessato e per sua intercessione.

Tra i reatini che sono già beati ce n’è uno piuttosto misconosciuto, la cui ricorrenza sul calendario ecclesiastico è caduta giusto giovedì scorso 1° agosto, nell’anniversario della morte. Si tratta di Giovanni da Rieti, al secolo Giovanni Bufalari, che visse e operò nel Basso Medioevo. Nato ad Amelia (o nella frazione di Castel Porchiano) in provincia di Terni probabilmente nel 1318, entrò giovanissimo nell’ordine agostiniano sulle orme della sorella Lucia, anch’essa monaca. Terminato il noviziato, venne destinato al convento di Rieti. Qui si distinse per la sua devozione cristiana e per la disponibilità fuori dal comune nei confronti di tutti: confratelli, ospiti e malati. Con animo semplice, attendeva caritatevole alle incombenze quotidiane mostrando sempre grande serenità e insieme ammirando ed elogiando la natura come espressione della potenza creatrice di Dio. Si spense appena diciottenne, convenzionalmente il 1° agosto 1336, e fu tumulato nella chiesa di Sant’Agostino. Per le eccezionali doti dimostrate nell’arco della sua pur breve esistenza, ma soprattutto per le virtù taumaturgiche riconosciutegli dopo il decesso, fu subito chiamato beato, pur in assenza di un processo di canonizzazione, tanto che il 9 aprile 1832 papa Gregorio XVI ne confermò il culto. Il biografo suo contemporaneo Giordano di Sassonia racconta infatti nel Liber Vitasfratrum che solo nell’anno successivo alla morte gli vennero attribuiti circa 150 miracoli.

 

04-08-2024

 

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